IPNOSI DISTURBO DA ACCUMULO

Il Disturbo da Accumulo si caratterizza per la persistente difficoltà a separarsi o a liberarsi degli oggetti posseduti, a prescindere dal valore reale o affettivo degli stessi. Tale disturbo è considerato un’espressione specifica del Disturbo Ossessivo Compulsivo, che comporta ossessioni e compulsioni. Per ossessioni si intendono pensieri ricorrenti, intrusivi e inappropriati, che costituiscono fonte di ansia e angosce. Le compulsioni, di converso, sono comportamenti ritualistici e ripetitivi attuati nel tentativo di controllare i pensieri ossessivi. Un circolo vizioso, insomma, da spezzare per consentire al paziente di tornare alla vita. Quando il Disturbo Ossessivo Compulsivo si manifesta con il corredo sintomatologico tipico dell’Accumulo, la persona che ne soffre può diventare fortemente assorbita da tentativi di riordino di materiali che invadono la sua abitazione, non riuscendo più a curare l’igiene o uscire da casa. Nonostante l’accumulo possa essere percepito come disfunzionale (egodistonico) dal paziente stesso, il più delle volte la persona non riesce a rinunciarvi senza un trattamento psicologico, e anzi può arrivare a difendere i suoi rituali di accumulo con determinazione e aggressività. Gli spazi vitali del soggetto possono diventare del tutto invasi, e viene meno il normale utilizzo degli ambienti domestici, con relativa compromissione del funzionamento globale.
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), giunto alla quinta edizione, integra il Disturbo da Accumulo nella categoria nosografica del Disturbo Ossessivo Compulsivo, e specifica i criteri sulla base dei quali è possibile porre la diagnosi:
A. persistente difficoltà a gettar via o separarsi dai propri beni;
B. tale difficoltà è dovuta al bisogno percepito di conservare gli oggetti e al disagio associato al separarsene;
C. la difficoltà a liberarsi di beni e oggetti comporta un accumulo che congestiona e ingombra gli spazi vitali, compromettendone l’uso predefinito;
D. l’accumulo crea disagio clinicamente significativo e/o compromissione del funzionamento in aree importanti (lavoro, famiglia, rete sociale), incluso il mantenimento di un ambiente sicuro per sé e per gli eventuali conviventi.
Il DSM 5 precisa, inoltre, che devono essere esclusi sintomi riferibili a altro disturbo mentale o ad altre condizioni mediche (per esempio grave celebro lesione acquisita, ecc).
Generalmente, per questi pazienti l’innesco della compulsione di accumulo è dovuto all’ossessione che gli oggetti possano avere un’utilità futura. Esiste, dunque, una credenza patogena alla base dei sintomi, che necessita di una ristrutturazione nel setting terapeutico. Di regola, constato che le persone che soffrono di accumulo compulsivo hanno bisogno di illudersi di controllare l’ambiente esterno, in quanto in trance riferiscono di aver vissuto una infanzia in contesti non sufficientemente accudenti, percependo le figure di riferimento come deficitarie rispetto alle proprie necessità. Tenute in considerazione le differenze individuali e le storie uniche e irripetibili di ciascun soggetto, sembrerebbe che l’insufficiente responsività dell’ambiente nell’epoca infantile costituisca la strutturazione alla base della tendenza al controllo e all’accumulo. Attraverso l’approccio strategico combinato con l’ipnosi, risulta possibile rielaborare i termini dei conflitti alla base dei sintomi. L’induzione della trance consente di far emergere memorie lontane che permettono alla persona di riformulare la sintomatologia presentata nella sua storia di vita, attribuendo nuovi significati. Proprio a partire questo processo, che porta coscienza e consapevolezza, si procede alla sostituzione delle idee ossessive e intrusive con pensieri razionali più funzionali e aderenti alla realtà. Inoltre, recenti ricerche condotte nel campo del trattamento del DOC (Disturbo Osessivo Compulsivo) hanno evidenziato che sussiste una sovrapposizione tra le aree cerebrali su cui l’ipnosi può agire e quelle che presentano un’alterazione del funzionamento in questa categoria di pazienti. Ad esempio, la tecnica della dissociazione ipnotica consente di procedere alla scissione dell’esperienza ossessiva, arrivando così a depotenziare le componenti del pensiero intrusivo e del ritualismo ad essa associato, portando il paziente a amplificare la consapevolezza sugli elementi in grado di promuovere in lui vissuti maggiormente funzionali. Infine, l’ipnosi rappresenta un dispositivo terapeutico in grado di favorire l’allentamento della tensione nervosa e muscolare, sempre così sotto pressione nei pazienti con Disturbo da Accumulo Compulsivo.
Riferimenti bibliografici
Frederick, C. (2007) Hypnotically Facilitated Treatment of Obsessive-Compulsive Disorder: Can it BeEvidence-Based?, International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 55, 189-206.
American Psychiatric Association (2014), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione (DSM-5), Raffaello Cortina editore

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La passione che nutro per l'ipnosi è nata, per caso, circa 20 anni fa da quel momento in poi mi sono dedicata all’approfondimento delle tecniche, dei fenomeni e delle manifestazioni ad essa collegati. Grazie all'ipnosi, durante la mia esperienza clinica, ho visto persone timide tenere conferenze, persone balbuzienti parlare perfettamente in pubblico, persone affette dalla fobia per i topi accarezzarli, persone che non uscivano più di casa prendere l'aereo. Potrei continuare a raccontare altri episodi, ma penso che sia più utile evidenziare come tutti gli esempi fatti hanno un fattore in comune: la capacità acquisita o recuperata delle persone di riuscire ad uscire, grazie al rapporto terapeutico e all'ipnosi , dai propri schemi comportamentali vecchi e disfunzionali e comportarsi come se il problema fosse già risolto. L'ipnosi strategica, che uso nel mio lavoro, assieme ad altri tipi d'ipnosi, si rifà all'Ipnoterapia Ericksoniana, all'Ipnosi dinamica e all’Ipnosi regressiva. Dopo la Laurea in Psicologia – ind. applicativo – conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, mi specializzo nella psicoterapia ad Approccio Breve Strategico, che si caratterizza per interventi brevi ed efficaci. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. In particolare l’ipnosi si è dimostrata un mezzo privilegiato per combattere l’ansia, affrontare disturbi alimentari e sessuali, contrastare la depressione e fronteggiare altri tipi di disfunzioni di natura psicologica come le ossessioni, l’insonnia e l’astenia. La psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana, inoltre, valorizza le risorse interne dell’individuo, e grazie a ciò la persona mette in essere una ristrutturazione del suo mondo. La reale forza dell’ipnosi consiste nel permettere alla persona da un lato di accedere alla totalità delle sue risorse, dall’altro di sperimentare come sia possibile andare, senza l’aiuto di farmaci o di altre sostanze, al di là dei propri schemi comportamentali spesso obsoleti e disfunzionali. La psicoterapia ipnotica può essere applicata a bambini, agli adolescenti e agli adulti, e ai più svariati disagi e problemi, sempre rispettando la volontà del paziente. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T.

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