Ipnosi e gioco d’azzardo patologico

Le dipendenze maggiormente conosciute sembrano essere quelle relative all’assunzione di droghe e sostanze psicoattive. Tuttavia, negli ultimi anni si parla sempre più spesso delle cosiddette “nuove dipendenze”, che possono anche essere definite “dipendenze senza sostanze”. In altre parole, si tratta di dipendenze da comportamento: dipendenza da Internet, dallo shopping, dalle relazioni affettive, dal sesso e, da ultimo ma non per ultimo, la dipendenza dal gioco d’azzardo. Tali nuove forme di dipendenza conoscono una diffusione molto importante, in crescita, probabilmente correlata al fatto che si tratta di comportamenti socialmente accettati, il che rende più semplice cadere nella trappola dell’addiction. Probabilmente il fatto di vivere un’epoca che, accanto a nuove opportunità di benessere, porta la società a scontrarsi con incertezze, assenza di riferimenti certi, sicurezze solo apparenti, apre la strada all’esposizione a stress e disagi di varia natura che, quando vissuti da una personalità con tratti vulnerabili, possono concorrere ad avvicinare l’individuo a comportamenti di dipendenza. Le nuove addictions, proprio perché chiamano in causa specifiche condotte e non specifiche sostanze, appaiono addirittura più insidiose delle dipendenze da sostanza, dal momento che si presentano sotto forme meno riconoscibili e spesso non sono trattate con gli opportuni mezzi terapeutici. La nuova edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5) include il gioco d’azzardo patologico all’interno dell’area delle dipendenze, proprio a partire dalle similarità e dalle analogie con le dipendenze dalle sostanze d’abuso. Si tratta di una svolta sul piano trattamento del disturbo, che nella precedente edizione era considerato un “disturbo del controllo degli impulsi”. Tale cambiamento nella classificazione rende conto della crescente evidenza che alcune condotte attivano il sistema di ricompensa del cervello, calcando effetti del tutto simili a quelli dei disturbi da uso e/o abuso di sostanze. In particolare, il DSM 5 definisce il “disturbo da gioco d’azzardo” come un comportamento problematico, persistente e ricorrente legato al gioco d’azzardo che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi, come indicato dall’individuo che presenta quattro o più delle seguenti condizioni entro un periodo di 12 mesi:
1. ha bisogno di quantità crescenti di denaro per giocare d’azzardo e ottenere l’eccitazione desiderata;
2. é irrequieto o irritabile se tenta di ridurre o smettere di giocare;
3. ha fatto ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o smettere di giocare d’azzardo;
4. è spesso preoccupato dal gioco d’azzardo;
5. spesso gioca d’azzardo quando ti si sente a disagio;
6. dopo aver perduto denaro al gioco d’azzardo, spesso torna l’altra volta per ritentare;
7. mente per occultare l’entità del coinvolgimento nel gioco d’azzardo;
8. ha messo in pericolo o perduto una relazione significativa, il lavoro, l’opportunità di studio di carriera a causa del gioco d’azzardo;
9. Conta su gli altri per procurare il denaro necessario a risollevare situazioni finanziarie disperate causate dal gioco.
Con la soddisfazione di 4 dei 9 criteri del DSM 5 si procede alla diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo lieve. Intervenire sul paziente che presenta tale disturbo significa procedere secondo protocolli legati alla dipendenza, integrando il trattamento con gli aspetti ecologici (ambiente di vita del soggetto) e relazionali (le sue relazioni più significative). Infatti l’impatto della vita del giocatore d’azzardo patologico spesso si traduce in conseguenze devastanti per la sua intera famiglia. Integrare i dispositivi ipnotici accanto alle procedure psicoterapeutiche significa potenziare le possibilità di riuscita del trattamento, in alcuni casi abbreviandolo notevolmente. L’ipnosi può rappresentare uno strumento efficace sia come fondamento della terapia, sia in aggiunta alle psicoterapia tradizionale. Per esempio, si possono evidenziare numerosi elementi del trattamento comuni tanto alla desensibilizzazione sistematica delle terapie cognitivo-comportamentali, quanto alle tecniche ipnotiche, come il contro-condizionamento e l’assuefazione, che costituiscono elementi importanti nel processo di desensibilizzazione, e risulta possibile conseguire più velocemente questo obiettivo mediante l’utilizzo di tecniche di suggestione ipnotica. Nello stato di ipnosi, inoltre, possono essere fissati obiettivi e forniti suggerimenti motivazionali per sostenere il paziente nella sua sfida alla dipendenza, restituendogli dignità e senso di auto efficacia. Proprio a partire dal potenziamento del senso di autoefficacia, il paziente può incrementare la fiducia e la stima di sé, sperimentando un concetto positivo della propria identità personale che, in un circolo virtuoso, costituisce la premessa per attivare le risorse interne sviluppando prospettive di vita positive e realistiche.
Riferimenti bibliografici
American Psychiatric Association (2014), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione (DSM-5), Raffaello Cortina editore
George T. Ladd and Nancy M. Petry, Disordered Gambling Among University-Based Medical and Dental Patients: A Focus on Internet Gambling, Psychology of Addictive Behaviors 2002, Vol. 16, No. 1, 76–79

 

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La passione che nutro per l'ipnosi è nata, per caso, circa 20 anni fa da quel momento in poi mi sono dedicata all’approfondimento delle tecniche, dei fenomeni e delle manifestazioni ad essa collegati. Grazie all'ipnosi, durante la mia esperienza clinica, ho visto persone timide tenere conferenze, persone balbuzienti parlare perfettamente in pubblico, persone affette dalla fobia per i topi accarezzarli, persone che non uscivano più di casa prendere l'aereo. Potrei continuare a raccontare altri episodi, ma penso che sia più utile evidenziare come tutti gli esempi fatti hanno un fattore in comune: la capacità acquisita o recuperata delle persone di riuscire ad uscire, grazie al rapporto terapeutico e all'ipnosi , dai propri schemi comportamentali vecchi e disfunzionali e comportarsi come se il problema fosse già risolto. L'ipnosi strategica, che uso nel mio lavoro, assieme ad altri tipi d'ipnosi, si rifà all'Ipnoterapia Ericksoniana, all'Ipnosi dinamica e all’Ipnosi regressiva. Dopo la Laurea in Psicologia – ind. applicativo – conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, mi specializzo nella psicoterapia ad Approccio Breve Strategico, che si caratterizza per interventi brevi ed efficaci. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. In particolare l’ipnosi si è dimostrata un mezzo privilegiato per combattere l’ansia, affrontare disturbi alimentari e sessuali, contrastare la depressione e fronteggiare altri tipi di disfunzioni di natura psicologica come le ossessioni, l’insonnia e l’astenia. La psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana, inoltre, valorizza le risorse interne dell’individuo, e grazie a ciò la persona mette in essere una ristrutturazione del suo mondo. La reale forza dell’ipnosi consiste nel permettere alla persona da un lato di accedere alla totalità delle sue risorse, dall’altro di sperimentare come sia possibile andare, senza l’aiuto di farmaci o di altre sostanze, al di là dei propri schemi comportamentali spesso obsoleti e disfunzionali. La psicoterapia ipnotica può essere applicata a bambini, agli adolescenti e agli adulti, e ai più svariati disagi e problemi, sempre rispettando la volontà del paziente. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T.
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