IPNOSI E INTERNET ADDICTION

Parlare di Dipendenza da Internet significa, di fatto, fare riferimento a una molteplicità di comportamenti che hanno a che vedere con l’utilizzo smodato di dispositivi tecnologici connessi al Word Wide Web. Si tratta di un fenomeno piuttosto complesso, le cui finalità sono tante quanti sono i soddisfacimenti che trovano appagamento attraverso la rete. Per esemplificare, un utente può passare ore attaccato al Personal Computer allo scopo di partecipare a specifici giochi, mentre per un altro utente l’utilizzo della rete è finalizzato alla dipendenza “Cyber sessuale”, detta anche “sesso virtuale”. Dal momento che Internet fornisce a tutti noi una vasta gamma di servizi in grado di replicare virtualmente i servizi offerti nella società reale, potremmo concludere che ciascun navigante in effetti utilizza internet piegando i servizi offerti alle sue necessità. Il problema si pone quando il navigatore perde la bussola e si lascia trasportare da questo mare magnum, dagli spot e dalle lucine intermittenti, in balia di onde che non controlla e alle quali, tuttavia, non sa rinunciare. Qualunque sia la natura dell’Addiction, impegnare gran parte della giornata nell’utilizzo di dispositivi tecnologici connessi alla rete comporta un sovraccarico cognitivo. In altri termini, si verifica una condizione nella quale si è esposti alla ricezione di troppe informazioni, le quali mettono a dura prova la nostra capacità di processarle e, anziché risultare utili e finalizzate (per esempio, ad assumere una decisione), l’invasione di notizie e informazioni, paradossalmente, spinge l’individuo sovraccarico alla paralisi, attivando in alcuni casi comportamenti compulsivi di ulteriore ricerca. Il fenomeno di sovraccarico cognitivo è particolarmente evidente nella Dipendenza da Internet, dal momento che i soggetti che ne soffrono passano in continuazione da un sito Web all’altro senza riuscire a ricordare le informazioni ricevute, poiché cognitivamente tutti i dati sono percepiti e registrati come rumore. Dal punto di vista epidemiologico, si evidenzia che le persone maggiormente a rischio di sviluppare una Internet Addiction hanno un’età compresa tra i 15 e i 40 anni, perlopiù si tratta di individui di sesso maschile, caratterizzati da carenze nella competenza comunicativa. Ulteriori fattori predisponenti e, d’altra parte, caratterizzanti il nostro contesto economico-culturale, sarebbero legati all’elevato livello di informatizzazione degli ambienti lavorativi, all’isolamento sociale, allo svolgimento di lavori notturni. La particolarità di questo genere di dipendenza, dal mio punto di vista, è anche legata alle qualità stesse degli schermi di cui sono dotati i nostri dispositivi più comuni. In altre parole, potremmo facilmente sostenere che gli schermi hanno caratteristiche ipnotiche. Pensiamo alla tv: chi di noi non ha notato, almeno una volta, che lo spettatore televisivo che guarda un film oppure segue una match sportivo è rapito da un vero e proprio coinvolgimento emotivo tale per cui potrebbe perfino non accorgersi se qualcuno gli rivolge la parola? Di fatto, l’utente/spettatore è completamente assorbito dal flusso informativo e può diventare difficile staccarsi dal monitor. La verità è che il nostro cervello è evoluzionisticamente programmato per portare l’attenzione agli oggetti in movimento, e tale comportamento, in epoche arcaiche della nostra evoluzione, ci avrebbe garantito la sopravvivenza. A partire dalle caratteristiche dell’oggetto della dipendenza, ovvero lo schermo ipnotico della molteplicità dei dispositivi attualmente in commercio, e considerando i successi terapeutici ottenuti con l’ipnosi sui pazienti con disturbi di dipendenza, è possibile ipotizzare per le persone che presentano l’Internet Addiction una psicoterapia combinata con le procedure ipnotiche. Accade frequentemente che i soggetti che sviluppano l’Internet Addiction siano in fuga da una realtà nella quale non riescono a integrarsi e dalla quale, anche inconsapevolmente, tentano la fuga attraverso l’intrattenimento dello schermo dello smartphone o del computer. Possono essere motivati da timidezza o introversione sociale, oppure ancora da un forte desiderio di evasione, ma il risultato è che lo schermo ipnotico del dispositivo li cattura in una rete che possiede una funzione anestetica e di inibizione dei meccanismi di controllo del Sistema Nervoso Centrale. Sembrerebbe che proprio a partire da questo processo si attivi il circolo vizioso che costituisce l’humus per lo sviluppo dell’addiction. Grazie all’apprendimento di nuovi schemi cognitivi e di nuovi modelli comportamentali, l’ipnosi in psicoterapia rappresenta una modalità di trattamento elettiva per risolvere la Dipendenza da Internet. Come è stato precisato all’inizio dell’articolo, questo genere di addiction risponde a una molteplicità di soddisfacimenti, dal gioco, al sesso virtuale, alle relazioni intrattenute sui social network: sarà compito del terapeuta comprendere l’origine e la natura del sintomo, in modo da mettere a punto strategie personalizzate.

Riferimenti bibliografici
Young, Kimberly S, Internet Addiction: The Emergence of a New Clinical Disorder, CyberPsychology & Behavior 1, no. 3, January 1998.
Cantelmi T., Talli M., D’Andrea A., Del Miglio C. (2000), La mente in Internet, Piccin, Padova.

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La passione che nutro per l'ipnosi è nata, per caso, circa 20 anni fa da quel momento in poi mi sono dedicata all’approfondimento delle tecniche, dei fenomeni e delle manifestazioni ad essa collegati. Grazie all'ipnosi, durante la mia esperienza clinica, ho visto persone timide tenere conferenze, persone balbuzienti parlare perfettamente in pubblico, persone affette dalla fobia per i topi accarezzarli, persone che non uscivano più di casa prendere l'aereo. Potrei continuare a raccontare altri episodi, ma penso che sia più utile evidenziare come tutti gli esempi fatti hanno un fattore in comune: la capacità acquisita o recuperata delle persone di riuscire ad uscire, grazie al rapporto terapeutico e all'ipnosi , dai propri schemi comportamentali vecchi e disfunzionali e comportarsi come se il problema fosse già risolto. L'ipnosi strategica, che uso nel mio lavoro, assieme ad altri tipi d'ipnosi, si rifà all'Ipnoterapia Ericksoniana, all'Ipnosi dinamica e all’Ipnosi regressiva. Dopo la Laurea in Psicologia – ind. applicativo – conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, mi specializzo nella psicoterapia ad Approccio Breve Strategico, che si caratterizza per interventi brevi ed efficaci. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. In particolare l’ipnosi si è dimostrata un mezzo privilegiato per combattere l’ansia, affrontare disturbi alimentari e sessuali, contrastare la depressione e fronteggiare altri tipi di disfunzioni di natura psicologica come le ossessioni, l’insonnia e l’astenia. La psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana, inoltre, valorizza le risorse interne dell’individuo, e grazie a ciò la persona mette in essere una ristrutturazione del suo mondo. La reale forza dell’ipnosi consiste nel permettere alla persona da un lato di accedere alla totalità delle sue risorse, dall’altro di sperimentare come sia possibile andare, senza l’aiuto di farmaci o di altre sostanze, al di là dei propri schemi comportamentali spesso obsoleti e disfunzionali. La psicoterapia ipnotica può essere applicata a bambini, agli adolescenti e agli adulti, e ai più svariati disagi e problemi, sempre rispettando la volontà del paziente. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T.
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