IPNOSI E ONICOFAGIA

Onicofagia è un termine a molti sconosciuto che, tuttavia, descrive un comportamento estremamente diffuso, ovverosia il vizio di mangiarsi le unghie. Tale sintomo coinvolge tanto la popolazione adulta che la popolazione pediatrica e si presenta particolarmente resistente al cambiamento, tanto che il DSM IV lo includeva nei disturbi del controllo degli impulsi. Attualmente l’onicofagia è inserita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, giunto ormai alla quinta edizione (DSM 5), tra i disturbi dello spettro ossessivo compulsivo, che sono diventati una categoria nosografica autonoma. Il brutto vizio di mangiarsi le unghie comporta spesso una diagnosi ritardata perché le persone che patiscono questo impulso generalmente tendono a negare o minimizzare il sintomo. Inoltre, sappiamo che, coerentemente con lo spettro ossessivo- compulsivo, il rosicchiamento delle unghie segue perlopiù dei vissuti emozionali stressanti, spesso connessi all’ansia. L’onicofagia è solo apparentemente un disturbo innocuo, dal momento che può portare una serie di conseguenze tutt’altro che banali: danneggiamento dell’iponichio, la sezione di pelle alla base e ai lati dell’unghia, che a sua volta rende il soggetto maggiormente suscettibile al contagio di batteri e virus; arrossamento da saliva; patologie dentali, gengiviti e malocclusione dal punto di vista ortodontico; l’ingestione dei residui ungueali può provocare danni gastrici.

 

Il DSM 5 considera l’onicofagia come la risposta compulsiva a pensieri intrusivi, di natura ansiosa, attuata allo scopo di controllare le ossessioni mentali che causano angoscia. Il paziente sa che tale ideazione è irrazionale e che la stessa condotta del vizio non può essere la risposta alle sue emozioni negative, tuttavia non riesce a intervenire e modificare il comportamento: si sottopone a critica, ma poi non riesce a mantenere il controllo sulla compulsione. Frequentemente, prima di giungere alla mia attenzione, le persone che manifestano onicofagia hanno già intrapreso tentativi infruttuosi per interrompere il “vizio” e riferiscono di provare vergogna in contesti sociali perché il loro comportamento li mette a disagio. Considerando le emozioni negative determinate dal mangiarsi le unghie e considerando le conseguenze che ciò può avere sulla salute, possiamo includere l’onicofagia tra i comportamenti autolesivi, e questo guida e orienta il mio intervento nella psicoterapia combinata con le tecniche di ipnosi. Di fatto, alla base di questo sintomo osservo con regolarità la presenza di un conflitto interno e il bisogno di mantenere il controllo su pensieri e circostanze esterne. La trance ipnotica si rivela uno strumento estremamente efficace ed efficiente per esplorare in che modo le tematiche connesse al controllo e alla gestione dei bisogni sono state governate dalle figure di riferimento (perlopiù le figure genitoriali) e come sono state oggi rielaborate dal paziente. Attraverso tale indagine è possibile restituire un senso al sintomo all’interno della storia di vita della persona, che sostiene un processo di ristrutturazione della percezione dello stesso, concorrendo alla riformulazione delle credenze disfunzionali e al cambiamento. A supporto dell’efficacia dell’ipnosi integrata con il percorso psicoterapeutico, alcune recenti ricerche hanno dimostrato che vi è una sovrapposizione tra le aree cerebrali su cui l’ipnosi interviene e le zone che presentano un’alterazione del funzionamento nei pazienti con disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo. Per esempio, mediante l’impiego di una tecnica nota come “dissociazione ipnotica” risulta possibile procedere a una scissione del vissuto ossessivo e con conseguente depotenziamento delle componenti dell’idea intrusiva e del ritualismo ad essa associato, portando il paziente a amplificare la consapevolezza sugli elementi in grado di promuovere in lui vissuti maggiormente costruttivi. Inoltre, l’ipnosi è una tecnica che facilita allentamento della tensione muscolare e nervosa e che quindi di per sé favorisce l’ abbassamento delle disarmonie di natura ansiogena alla base dei sintomi. E’ così possibile rafforzare l’Io del soggetto e percorrere la strada della remissione completa del sintomo, a tutto vantaggio del soddisfacimento sociale e relazionale e della salute.

 
Riferimenti bibliografici
Rachman, S.; DeSilva, P. (1978) Abnormal and normal obsession, Behavior Research and Therapy, 16, 233-248.
American Psychiatric Association (2014), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione (DSM-5), Raffaello Cortina editore

About
La passione che nutro per l'ipnosi è nata, per caso, circa 20 anni fa da quel momento in poi mi sono dedicata all’approfondimento delle tecniche, dei fenomeni e delle manifestazioni ad essa collegati. Grazie all'ipnosi, durante la mia esperienza clinica, ho visto persone timide tenere conferenze, persone balbuzienti parlare perfettamente in pubblico, persone affette dalla fobia per i topi accarezzarli, persone che non uscivano più di casa prendere l'aereo. Potrei continuare a raccontare altri episodi, ma penso che sia più utile evidenziare come tutti gli esempi fatti hanno un fattore in comune: la capacità acquisita o recuperata delle persone di riuscire ad uscire, grazie al rapporto terapeutico e all'ipnosi , dai propri schemi comportamentali vecchi e disfunzionali e comportarsi come se il problema fosse già risolto. L'ipnosi strategica, che uso nel mio lavoro, assieme ad altri tipi d'ipnosi, si rifà all'Ipnoterapia Ericksoniana, all'Ipnosi dinamica e all’Ipnosi regressiva. Dopo la Laurea in Psicologia – ind. applicativo – conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, mi specializzo nella psicoterapia ad Approccio Breve Strategico, che si caratterizza per interventi brevi ed efficaci. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. In particolare l’ipnosi si è dimostrata un mezzo privilegiato per combattere l’ansia, affrontare disturbi alimentari e sessuali, contrastare la depressione e fronteggiare altri tipi di disfunzioni di natura psicologica come le ossessioni, l’insonnia e l’astenia. La psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana, inoltre, valorizza le risorse interne dell’individuo, e grazie a ciò la persona mette in essere una ristrutturazione del suo mondo. La reale forza dell’ipnosi consiste nel permettere alla persona da un lato di accedere alla totalità delle sue risorse, dall’altro di sperimentare come sia possibile andare, senza l’aiuto di farmaci o di altre sostanze, al di là dei propri schemi comportamentali spesso obsoleti e disfunzionali. La psicoterapia ipnotica può essere applicata a bambini, agli adolescenti e agli adulti, e ai più svariati disagi e problemi, sempre rispettando la volontà del paziente. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T.
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