L’ipnosi per l’ortoressia nervosa

Con il termine Ortoressia (dal greco orthos -corretto- e orexis -appetito-) si intende un disturbo della sfera alimentare a cui fanno riferimento alcuni esperti del settore, pur non essendo ufficialmente incluso e riconosciuto dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, revisionato e giunto alla quinta edizione nel 2013 (DSM 5). L’assenza nel DSM 5 può essere ricondotta a numerosi fattori, tra cui la sovrapposizione del comportamento ortoressico con altri disturbi della sfera alimentare e non solo, ma certamente è connessa anche al fatto che si tratta di una forma morbosa recente, che descrive una peculiare modalità di approccio alla nutrizione. Di fatto, possiamo senz’altro affermare che l’ortoressia descrive una forma di attenzione abnorme alle norme alimentari, alla selezione dei cibi e alle loro composizioni.

Il primo a parlare di ortoressia è stato il dietologo americano Steven Bratman che, negli anni novanta, aveva rilevato la presenza di una vera e propria forma alimentare ispirata ad un eccesso di salutismo, della quale sembrerebbe che anche lui fosse stato vittima. Bratman arrivò perfino a formulare un questionario allo scopo di pervenire alla diagnosi del disturbo ortoressico. Pur non essendo annoverata tra i disturbi classificati nel DSM 5, l’ortoressia diventa un problema quando la persona che ne soffre mette in atto tutta una serie di condotte di matrice ossessiva verso l’alimentazione, arrivando a una selezione drastica degli alimenti che può addirittura alternarsi a parziali digiuni. Le forme di fissazione mentale maggiormente diffuse riguardano l’eliminazione dalla dieta di interi gruppi alimentari (latticini e derivati del latte, cibi contenenti glutine, carni, ecc), oppure la messa al bando di cibi che hanno subìto particolari processi industriali, presentando ad esempio coloranti e/o conservanti nella loro composizione. Seppure in linea di principio questa attenzione possa essere considerata un modo per prendersi cura di sé e preservare la propria salute, quando la persona comincia a organizzare i ritmi della propria vita fondandoli sulla ricerca, l’analisi e la preparazione dei cibi possiamo affermare che vi sono i segni di una difficoltà che merita di essere accolta e considerata. La ricerca ossessiva di alimenti sani, la fobia della contaminazione dei cibi, il fanatismo legato alle scelte alimentari sono, nell’insieme, aspetti caratteristici del comportamento ortoressico. Questo genere di ideazione associata all’alimentazione delinea una certa quantità di sovrapposizioni con disturbi psicopatologici maggiormente conosciuti, come quelli ossessivi, ansioso-fobici, quelli di matrice paranoide (ben descritta dalla paura della contaminazione) e, da ultimi ma non per ultimi, i disturbi connessi alla restrizione in ambito alimentare.

Quando il quadro sintomatologico della persona ortoressica è completo di questa serie di attenzioni maniacali riferite ai cibi e quando l’organizzazione del quotidiano risente di questa forma mentale, si assiste a numerose compromissioni del funzionamento del soggetto in diversi ambiti di vita. L’ortoressico, infatti, può arrivare a rinunciare a occasioni sociali per salvaguardare il suo piano alimentare; può vivere specifiche tensioni nell’ambiente familiare; può intraprendere digiuni che minacciano portano rischiosi squilibri elettrolitici, avitaminosi, osteoporosi, ecc.

Una psicoterapia combinata con l’ipnosi rappresenta un valido supporto per cambiare le abitudini alimentari, rendendole maggiormente funzionali al benessere della persona. Inoltre, con riferimento all’ideazione ossessiva, recenti ricerche segnalano che esiste una sovrapposizione tra le aree cerebrali su cui l’ipnosi può agire e le aree che presentano un’alterazione del funzionamento nei pazienti con disturbo ossessivo compulsivo. Questo implica che l’impiego di tecniche come la dissociazione ipnotica permettono di ottenere una scissione dell’esperienza ossessiva grazie alla quale è possibile depotenziare le componenti dell’idea intrusiva e delle condotte alimentari ad essa associate, portando il paziente a amplificare la consapevolezza sugli elementi in grado di promuovere in lui vissuti maggiormente funzionali.
L’ipnosi permette, infine, di conseguire un risultato fondamentale per il paziente ortoressico, e cioè quello di rafforzare le risorse interne e a cambiare il punto di vista da cui guarda il rapporto con i cibi: solo allora la scelta di nutrirsi di alimenti realmente funzionali al suo benessere sarà autentica, voluta e spontanea. A partire da questo, la persona sarà in grado di ri-costruire la rete relazionale con la quale condividere la convivialità di un pasto: famiglia, amici e colleghi.

Riferimento bibliografico
Bratman S., Knight D. (2000), Health food junkies, Broadway Books, New York.

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La passione che nutro per l'ipnosi è nata, per caso, circa 20 anni fa da quel momento in poi mi sono dedicata all’approfondimento delle tecniche, dei fenomeni e delle manifestazioni ad essa collegati. Grazie all'ipnosi, durante la mia esperienza clinica, ho visto persone timide tenere conferenze, persone balbuzienti parlare perfettamente in pubblico, persone affette dalla fobia per i topi accarezzarli, persone che non uscivano più di casa prendere l'aereo. Potrei continuare a raccontare altri episodi, ma penso che sia più utile evidenziare come tutti gli esempi fatti hanno un fattore in comune: la capacità acquisita o recuperata delle persone di riuscire ad uscire, grazie al rapporto terapeutico e all'ipnosi , dai propri schemi comportamentali vecchi e disfunzionali e comportarsi come se il problema fosse già risolto. L'ipnosi strategica, che uso nel mio lavoro, assieme ad altri tipi d'ipnosi, si rifà all'Ipnoterapia Ericksoniana, all'Ipnosi dinamica e all’Ipnosi regressiva. Dopo la Laurea in Psicologia – ind. applicativo – conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, mi specializzo nella psicoterapia ad Approccio Breve Strategico, che si caratterizza per interventi brevi ed efficaci. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. In particolare l’ipnosi si è dimostrata un mezzo privilegiato per combattere l’ansia, affrontare disturbi alimentari e sessuali, contrastare la depressione e fronteggiare altri tipi di disfunzioni di natura psicologica come le ossessioni, l’insonnia e l’astenia. La psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana, inoltre, valorizza le risorse interne dell’individuo, e grazie a ciò la persona mette in essere una ristrutturazione del suo mondo. La reale forza dell’ipnosi consiste nel permettere alla persona da un lato di accedere alla totalità delle sue risorse, dall’altro di sperimentare come sia possibile andare, senza l’aiuto di farmaci o di altre sostanze, al di là dei propri schemi comportamentali spesso obsoleti e disfunzionali. La psicoterapia ipnotica può essere applicata a bambini, agli adolescenti e agli adulti, e ai più svariati disagi e problemi, sempre rispettando la volontà del paziente. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T.
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