LE SINDROMI DEL VIAGGIATORE

Nel mese dei viaggi e delle vacanze per eccellenza, Agosto, dedichiamo un approfondimento proprio al tema del viaggio. Viaggiare significa esplorare nuovi mondi, entrare in contatto con possibilità impensate, abitudini esotiche, e perfino con filosofie di vita lontane dagli schemi abituali e quotidiani. Tutto ciò rappresenta una grande ricchezza che consente di accrescere gli orizzonti personali, cui si associano anche momenti ricreativi e di rilassamento dagli impegni quotidiani. Questi, in estrema sintesi, sono gli elementi positivi del viaggio, occasione di crescita e di rigenerazione. Tuttavia, accanto agli indubbi vantaggi del viaggiare, coesistono alcuni aspetti più oscuri ai quali alcune persone risultano essere particolarmente suscettibili. Nella letteratura, infatti, sono riconosciuti diversi quadri sindromici (ovvero specifici complessi di sintomi psico-fisici) associati alla pratica del viaggio. Se vi sembra strano, vediamo insieme alcune delle sindromi più note e diffuse:
La Sindrome di Gerusalemme, sovente connessa con tematiche religiose e/o spirituali. Tale quadro si presenta quando, a destinazione, il viaggiatore sperimenta una discrepanza tra le aspettative e la realtà del viaggio e dei vissuti mistici e religiosi effettivamente presenti;
La Sindrome dell’India, similmente alla Sindrome di Gerusalemme, si verifica quando le persone raggiungono la destinazione cariche di aspettative mistiche e, tuttavia, non trovano quello che cercano in termini di ricerca interiore e crescita esistenziale. Piuttosto, queste persone possono sperimentare un profondo senso di vuoto legato alla constatazione di violenza e povertà di alcune zone dell’India;
La Sindrome di Parigi condivide, con i precedenti due quadri sindromici, la discrepanza tra aspettative e realtà cittadina. Questa volta, il tema principale della sindrome è connesso alla delusione legata alla visione romantica con cui è conosciuta nel mondo la capitale francese. In particolare, a causa della specifica presentazione culturale, tale sindrome riguarda in particolare la popolazione giapponese. Alcune zone di Parigi, in effetti, sono ben distanti nella realtà dalla magia romantica tanto propagandata.

Le tre sindromi di cui si è discusso condividono una sintomatologia tipica che si estende lungo un continuum di gravità che vede, da un lato, una generica risposta di stress e delusione, con sensazioni di vuoto più o meno importanti fino a sfociare, al polo opposto e sulla base di precise caratteristiche di personalità, a forme deliranti e dissociative, passando, nel mezzo, per sintomi fisici quali tachicardia, sudorazione, respiro accelerato: in altre parole, i segni dell’ansia. Generalmente si tratta di sintomi passeggeri, che scompaiono quando la persona torna nel suo contesto socio-culturale e nel suo quotidiano. Particolarmente a rischio risultano essere i viaggiatori solitari e questo porta a riflettere sul significativo ruolo giocato dalla percezione di isolamento.
Quando si pianifica un viaggio importante, e con importante si intende tanto la durata, quanto la distanza da casa, quanto la significatività delle aspettative soggettive associate alla meta, vale la pena ricorrere a dei training di rilassamento e di visualizzazione che siano preparatori rispetto alla “verità” del posto che si intende visitare e agli eventuali agenti di stress potenzialmente insiti nel viaggio stesso (cambio di alimentazione, di abitudini quotidiane e igieniche, fuso orario, senso di solitudine, ecc.). In particolare, attraverso le tecniche che sfruttano la trance, è possibile innescare uno stato di rilassamento in grado di favorire la capacità spontanea di gestione di vissuti stressanti. Sempre per mezzo di tecniche analoghe di rilassamento è, inoltre, possibile influenzare positivamente gli aspetti psicofisici connessi alle sindromi del viaggiatore: dalle tachicardie ansiogene alla regolarità intestinale malgrado il cambiamento delle abitudini alimentari e non solo. Non è una novità, infatti, che la trance ipnotica orienti in senso positivo gli aspetti psicosomatici essendo, in ultima analisi, un fenomeno psicosomatico per eccellenza: l’ipnosi coinvolge tanto la psiche quanto il soma.

About
La passione che nutro per l'ipnosi è nata, per caso, circa 20 anni fa da quel momento in poi mi sono dedicata all’approfondimento delle tecniche, dei fenomeni e delle manifestazioni ad essa collegati. Grazie all'ipnosi, durante la mia esperienza clinica, ho visto persone timide tenere conferenze, persone balbuzienti parlare perfettamente in pubblico, persone affette dalla fobia per i topi accarezzarli, persone che non uscivano più di casa prendere l'aereo. Potrei continuare a raccontare altri episodi, ma penso che sia più utile evidenziare come tutti gli esempi fatti hanno un fattore in comune: la capacità acquisita o recuperata delle persone di riuscire ad uscire, grazie al rapporto terapeutico e all'ipnosi , dai propri schemi comportamentali vecchi e disfunzionali e comportarsi come se il problema fosse già risolto. L'ipnosi strategica, che uso nel mio lavoro, assieme ad altri tipi d'ipnosi, si rifà all'Ipnoterapia Ericksoniana, all'Ipnosi dinamica e all’Ipnosi regressiva. Dopo la Laurea in Psicologia – ind. applicativo – conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, mi specializzo nella psicoterapia ad Approccio Breve Strategico, che si caratterizza per interventi brevi ed efficaci. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. In particolare l’ipnosi si è dimostrata un mezzo privilegiato per combattere l’ansia, affrontare disturbi alimentari e sessuali, contrastare la depressione e fronteggiare altri tipi di disfunzioni di natura psicologica come le ossessioni, l’insonnia e l’astenia. La psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana, inoltre, valorizza le risorse interne dell’individuo, e grazie a ciò la persona mette in essere una ristrutturazione del suo mondo. La reale forza dell’ipnosi consiste nel permettere alla persona da un lato di accedere alla totalità delle sue risorse, dall’altro di sperimentare come sia possibile andare, senza l’aiuto di farmaci o di altre sostanze, al di là dei propri schemi comportamentali spesso obsoleti e disfunzionali. La psicoterapia ipnotica può essere applicata a bambini, agli adolescenti e agli adulti, e ai più svariati disagi e problemi, sempre rispettando la volontà del paziente. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T.
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