L’ipnosi per arginare il Binge Watching e i suoi danni

Ogni anno vengono coniati nuovi termini, spesso anglofoni, che hanno lo scopo di classificare nuove abitudini e nuovi comportamenti che prendono piede nella società. Appartiene a questa categoria anche il termine “binge watching”, con il quale ci si riferisce alla nuova consuetudine di vedere in maniera consecutiva le puntate delle serie tv. Si tratta di un comportamento che si è diffuso di pari passo alla sempre maggiore circolazione dei palinsesti streaming come Netflix e Amazon Prime Video, per esempio. “Guardare la serie tv o il film preferito quando si vuole e su qualsiasi schermo abbiamo. Ecco il modello che sta vincendo. Il sorpasso sul palinsesto tradizionale in Italia è vicino e nel 2020 sarà avvenuto ovunque nel mondo”. Aurelio Severino, direttore della divisione Tv & Media di Ericsson, racconta così la svolta certificata nell’ultimo rapporto sulla fruizione dei video in ogni loro forma pieno di conferme e sorprese come il calo dello share di YouTube. “Le generazioni più giovani da tempo sono passati all’on demand, soprattutto attraverso lo schermo dello smartphone”, continua Severino.
Il binge whatching in italiano potrebbe essere reso con la locuzione “abbuffata di visione” e già dalla traduzione possiamo percepire come ci sia qualcosa di poco equilibrato in questo comportamento. Si tratta di una consuetudine molto diffusa tra i giovani e, tuttavia, appare come una pratica i cui effetti possono essere dannosi. Insomma, mal comune non è mezzo gaudio. La visione compulsiva di programmi e serie tv, stando alle definizioni messe a punto proprio dal colosso Netflix, ovvero la pratica del binge watching, è “la visione ininterrotta da due a sei episodi di un programma tv in un’unica sessione”. Una ricerca condotta dall’azienda segnala, inoltre, che la maggioranza dei fruitori presenta un sentimento positivo riguardo alla propria “bulimia” nel consumo visivo.

Cerchiamo ora di mettere a fuoco le ragioni per le quali il binge whatching, se si struttura in un comportamento regolare, è in grado di compromettere il benessere psico-fisico della persona. Innanzitutto, ricorrere all’abbuffata di serie tv e programmi streaming comporta la perdita di controllo del soggetto sull’attività e sulle iniziali intenzioni in relazione alla visione delle stesse. Se l’intenzione è quella di dedicare una porzione del proprio tempo alla visione di due puntate della serie tv ma poi ci si ritrova ad averla divorata, anziché assaporata, in una intera giornata, non si può non considerare che la persona si è lasciata travolgere ed è stata costretta a rimodulare i propri impegni e le proprie priorità in tal senso, e questo denota un grado significativo di sopraffazione. Si tratta di una vera e propria perdita di controllo che, in taluni casi, evoca le caratteristiche di una dipendenza da comportamento. In secondo luogo, il tempo dedicato alla visione degli episodi preclude tutta una serie di alternative nella “vita reale”. Passeggiate, gite fuori porta, spese, incontri con familiari ed amici, tutto passa in secondo piano davanti all’impulso di consumare la serie televisiva in un’unica sessione. La persona riduce le sue occasioni sociali, compromettendo il suo funzionamento nelle aree più importanti di relazione. Altro effetto del binge watching sono i disturbi del sonno e i problemi di concentrazione, che mettono a rischio la performance lavorativa e scolastica. Come se non bastasse, la visione continuativa della televisione porta a una vita sedentaria e al consumo di cibo spazzatura. A tal proposito, un recente studio pubblicato da esperti cardiologi sulla rivista americana Journal of the American Heart Association ha dimostrato come negli individui adulti che trascorrono più di tre ore al giorno davanti alla tv raddoppiano il rischio di morte prematura rispetto a coloro che vi dedicano meno tempo.

Quando il comportamento di binge watching determina disagio personale occorre chiedere la consulenza di un esperto, tenendo presente che tanto più precocemente si interviene con la psicoterapia quanto più possono essere arginate spiacevoli compromissioni del funzionamento del paziente. Una scelta strategica per procedere all’estinzione del comportamento è rappresentata dall’integrazione dell’ipnosi nella pianificazione del progetto terapeutico. L’ossessione per il binge watching si caratterizza con pensieri intrusivi, ripetitivi e talvolta perfino indesiderati che hanno lo scopo di spingere la persona a colmare un senso di vuoto. L’approccio strategico integrato con l’ipnosi mira a sostituire le idee ossessive intrusive con pensieri razionali più funzionali, ristrutturando il sistema percettivo reattivo del paziente e restituendogli una visione più complessa e più funzionale della realtà. Infine, Il progetto terapeutico con le persone che soffrono di questo comportamento può includere uno specifico training psicoeducativo che mira a sostenere il paziente verso opzioni di vita maggiormente salutari, rinforzando aree esistenziali deputate alla socialità e al mondo della relazione. Nei casi in cui la persona riferisca disturbi del sonno e parasonnie, è possibile predisporre specifici training di rilassamento, sollecitandone l’apprendimento e l’utilizzo a casa, fuori dalla stanza di terapia.

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La passione che nutro per l'ipnosi è nata, per caso, circa 20 anni fa da quel momento in poi mi sono dedicata all’approfondimento delle tecniche, dei fenomeni e delle manifestazioni ad essa collegati. Grazie all'ipnosi, durante la mia esperienza clinica, ho visto persone timide tenere conferenze, persone balbuzienti parlare perfettamente in pubblico, persone affette dalla fobia per i topi accarezzarli, persone che non uscivano più di casa prendere l'aereo. Potrei continuare a raccontare altri episodi, ma penso che sia più utile evidenziare come tutti gli esempi fatti hanno un fattore in comune: la capacità acquisita o recuperata delle persone di riuscire ad uscire, grazie al rapporto terapeutico e all'ipnosi , dai propri schemi comportamentali vecchi e disfunzionali e comportarsi come se il problema fosse già risolto. L'ipnosi strategica, che uso nel mio lavoro, assieme ad altri tipi d'ipnosi, si rifà all'Ipnoterapia Ericksoniana, all'Ipnosi dinamica e all’Ipnosi regressiva. Dopo la Laurea in Psicologia – ind. applicativo – conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, mi specializzo nella psicoterapia ad Approccio Breve Strategico, che si caratterizza per interventi brevi ed efficaci. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. In particolare l’ipnosi si è dimostrata un mezzo privilegiato per combattere l’ansia, affrontare disturbi alimentari e sessuali, contrastare la depressione e fronteggiare altri tipi di disfunzioni di natura psicologica come le ossessioni, l’insonnia e l’astenia. La psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana, inoltre, valorizza le risorse interne dell’individuo, e grazie a ciò la persona mette in essere una ristrutturazione del suo mondo. La reale forza dell’ipnosi consiste nel permettere alla persona da un lato di accedere alla totalità delle sue risorse, dall’altro di sperimentare come sia possibile andare, senza l’aiuto di farmaci o di altre sostanze, al di là dei propri schemi comportamentali spesso obsoleti e disfunzionali. La psicoterapia ipnotica può essere applicata a bambini, agli adolescenti e agli adulti, e ai più svariati disagi e problemi, sempre rispettando la volontà del paziente. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T.
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