Sonnambulismo, l’ipnosi può aiutare

La clinica delle alterazioni del sonno è molto varia e, come ogni comportamento di deviazione dalla “norma”, il significato di un’alterazione del sonno non è univoco: dipende dalla natura stessa di quell’alterazione, dalla sua intensità, dai segni associati, dall’età della persona, dallo sviluppo e dall’evoluzione del disturbo. L’introduzione su vasta scala delle registrazioni elettroencefaliche notturne consente da qualche anno di studiare le alterazioni del sonno, o parasonnìe, a partire da nuovi criteri che rendono più fruttuoso il confronto tra studiosi e ricercatori che si occupano di tali fenomeni. La più nota tra le parasonnie è certamente il sonnambulismo. Più diffuso di quanto si creda, visto che le statistiche parlano di un 15% della popolazione. Il sonnambulismo risulta più frequente nell’età infantile e tra gli individui di sesso maschile, fa esordio tra i 7 e i 12 anni in particolare tra bambini che hanno precedenti familiari. Per la precisione, il 15% dei bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni conta almeno un episodio di sonnambulismo, e di loro solo l’1-6% presenterà un “sonnambulismo a rischio” per frequenza degli episodi (2-3 volte alla settimana o più) e per il tipo di attività che può rappresentare una fonte di imbarazzo oppure di pericolo (defenestrazione). Per fortuna, nella maggioranza dei casi, le manifestazioni sono poco eclatanti: in età adulta solo una minoranza di sonnambuli deambula, la maggior parte si limita a restare seduta sul letto e compiendo movimenti apparentemente non finalizzati con gli arti superiori e continuando a dormire, oppure parla (in questo caso si parla più specificamente di sonnambulismo verbale). Di regola, gli episodi hanno queste caratteristiche: si verificano durante la prima parte della notte, e la persona tende a compiere attività sempre uguali, ritualistiche. Dopo un tempo mediamente compreso tra i 10 e i 30 minuti, il sonnambulo tende a interrompere l’attività per tornare a coricarsi oppure, in caso di deambulazione, torna a letto ovvero vi si lascia rimettere. La mattina dopo non ricorda più nulla. Inoltre, la persona può diventare aggressiva qualora si cerchi di ostacolarla, trattenerla o calmarla, quindi il suggerimento è quello di guidarla senza impedirle di muoversi, senza tentare di svegliarla, assicurandosi semplicemente che non corra pericoli.
Di fatto, il sonnambulismo di per sé non è pericoloso – a parte il rischio di cadere o farsi male o commettere imprudenze – e secondo studi recenti potrebbe avere origini genetiche. Frequentemente il disturbo sembra connesso al tentativo di rielaborare ansie e tensioni durante la notte, per tale ragione è preferibile orientarsi verso un sostegno di tipo psicologico/psicoterapeutico. Inoltre, dal momento che gli episodi di sonnambulismo tendono a presentarsi prima della fase del sonno detta REM (rapid eyes movements), la fase cioè della massima produzione onirica, di fatto ostacolano il normale svolgimento di tale periodo del sonno. Ciò compromette, evidentemente, l’elaborazione onirica facendo sorgere l’ipotesi di una difficoltà di mentalizzazione delle energie pulsionali interne. A partire da queste premesse, il setting psicoterapeutico rappresenta l’ambiente elettivo dove affrontare i nuclei irrisolti della persona nonché gli eventuali fattori di stress responsabili del sonnambulismo e, procedendo in combinazione con le tecniche ipnotiche, risulta particolarmente accessibile l’ingresso ai contenuti inconsci soggiacenti. A ben vedere, infatti, esistono delle similarità importanti tra la trance ipnotica e lo stato di coscienza alterato del sonnambulo che, se efficacemente orientate, rendono possibile un dialogo tra queste due fasi dell’Io a cui, differentemente dagli episodi notturni spontanei, partecipa la coscienza. Questa strada terapeutica rappresenta una preziosa opportunità per esplorare le cause che sottendono il sintomo e il nesso con le esperienze evolutive, soprattutto nei casi in cui il sonnambulismo sia comparso nell’infanzia. Inoltre, la difficoltà di una adeguata elaborazione onirica dei vissuti quotidiani e degli eventuali stressor viene ridimensionata grazie a un parallelo lavoro che porto avanti allo scopo di aumentare la capacità di mentalizzazione e la tolleranza alla frustrazione di questi soggetti, facilitando l’utilizzo di difese più mature per fronteggiare le complicazioni quotidiane e le sfide esistenziali. Da un punto di vista pratico, infine, sappiamo che tutto ciò che disturba il sonno può favorire il sonnambulismo: occorre promuovere nella persona uno stile di vita più sano, seguendo una dieta sana ed equilibrata ed evitando gli eccessi di alcol, che rappresentano elementi in grado di interferire con il sonno. Anche le caratteristiche ambientali, la giusta illuminazione, il wi-fi e la tv spenti, possono prevenire le recidive. La mente e il corpo devono raggiungere un buon livello di rilassamento prima di lasciarsi andare al sonno: per questa ragione propongo sempre ai miei pazienti un training parallelo al percorso terapeutico per apprendere tecniche di visualizzazione e di rilassamento in grado di favorire tanto il riposo quanto il controllo sulla propria condizione psico-fisiologica.

 

 
Riferimento bibliografico
Citeroni, Malvasi, Pidone, Mazzone (2015), Ipnosi, da tecnica a modello terapeutico: l’ipnosi ericksoniana, edizioni Franco Angeli

About
La passione che nutro per l'ipnosi è nata, per caso, circa 20 anni fa da quel momento in poi mi sono dedicata all’approfondimento delle tecniche, dei fenomeni e delle manifestazioni ad essa collegati. Grazie all'ipnosi, durante la mia esperienza clinica, ho visto persone timide tenere conferenze, persone balbuzienti parlare perfettamente in pubblico, persone affette dalla fobia per i topi accarezzarli, persone che non uscivano più di casa prendere l'aereo. Potrei continuare a raccontare altri episodi, ma penso che sia più utile evidenziare come tutti gli esempi fatti hanno un fattore in comune: la capacità acquisita o recuperata delle persone di riuscire ad uscire, grazie al rapporto terapeutico e all'ipnosi , dai propri schemi comportamentali vecchi e disfunzionali e comportarsi come se il problema fosse già risolto. L'ipnosi strategica, che uso nel mio lavoro, assieme ad altri tipi d'ipnosi, si rifà all'Ipnoterapia Ericksoniana, all'Ipnosi dinamica e all’Ipnosi regressiva. Dopo la Laurea in Psicologia – ind. applicativo – conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, mi specializzo nella psicoterapia ad Approccio Breve Strategico, che si caratterizza per interventi brevi ed efficaci. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. In particolare l’ipnosi si è dimostrata un mezzo privilegiato per combattere l’ansia, affrontare disturbi alimentari e sessuali, contrastare la depressione e fronteggiare altri tipi di disfunzioni di natura psicologica come le ossessioni, l’insonnia e l’astenia. La psicoterapia ipnotica neo-ericksoniana, inoltre, valorizza le risorse interne dell’individuo, e grazie a ciò la persona mette in essere una ristrutturazione del suo mondo. La reale forza dell’ipnosi consiste nel permettere alla persona da un lato di accedere alla totalità delle sue risorse, dall’altro di sperimentare come sia possibile andare, senza l’aiuto di farmaci o di altre sostanze, al di là dei propri schemi comportamentali spesso obsoleti e disfunzionali. La psicoterapia ipnotica può essere applicata a bambini, agli adolescenti e agli adulti, e ai più svariati disagi e problemi, sempre rispettando la volontà del paziente. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T.
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