IPNOSI CONTRO LA PAURA DEL DOTTORE

A nessuno fa piacere sottoporsi a visite mediche ed esami diagnostici. Tuttavia, vi sono dei soggetti dai quali questo fastidio è vissuto come un vero e proprio tormento. In questi casi, possiamo parlare propriamente di iatrofobia. Infatti, la iatrofobia (dal greco iatròs, “medico”, e phóbos, “paura”) viene diagnosticata quando la persona presenta una paura irrazionale e persistente per il personale sanitario in generale, per i medici o perfino per chi indossa un camice o una divisa ospedaliera (farmacisti, ostetrici, fisioterapisti, infermieri, dentisti…). Come per altre tipologie fobiche, la iatrofobia può avere sfumature eterogenee e presentarsi in forme differenti a seconda dell’individualità della persona che ne soffre, lungo un continuum che va dalla paura rispetto all’azione in sé di recarsi dal medico fino a coinvolgere tutto ciò che riguarda la sanità. Nei casi più gravi, la persona arriva a rifiutare qualunque prassi connessa a indagini di tipo sanitario, come, ad esempio, i prelievi del sangue, l’assunzione di farmaci, il controllo della pressione.
Si tratta di una fobia molto diffusa nelle forme più lievi, che merita di essere adeguatamente attenzionata poiché nelle forme più serie può provocare danni ingenti per la salute di chi ne soffre, dal momento che lo iatrofobico rifiuta tutte le pratiche diagnostiche (invasive e non), di fatto evitando del tutto di farsi visitare dal medico, sottraendosi a ogni terapia compresi interventi chirurgici salvavita.
La iatrofobia si configura come una paura complessa, anche nella classificazione diagnostica: c’è, infatti, chi ritiene che possa far parte delle cosiddette “fobie specifiche”, ovverosia annoverata come paura marcata nei confronti di un elemento specifico (oggetto, situazione, animale, luogo, ecc ), mentre altri Autori ritengono che sia più opportuno classificarla tra le “fobie sociali”, e cioè in quella categoria di paure che descrive l’intenso terrore di diventare estremamente ansiosi, in contesti sociali, e di essere valutati o giudicati negativamente dagli altri (in questo caso il medico o, più in generale, il personale sanitario, apparendo come persone inadeguate e talvolta ridicole).
Il corredo sintomatologico del soggetto iatrofobico può includere nausea, sudorazione eccessiva, fiato corto e tachicardia, secchezza orale, tremori, fino a culminare in un senso di separazione dalla realtà.
Sono tante le motivazioni che possono concorrere alla formazione di un disturbo fobico come la “paura del dottore”. Le fobie non sono innate, ma sono acquisite durante la crescita e rappresentano una forma di apprendimento. A volte la fobia deriva dall’osservazione di alcune reazioni fobiche da parte di figure di riferimento. Alcune delle spiegazioni più comuni hanno a che vedere con episodi traumatici che risalgono all’infanzia della persona, oppure con le caratteristiche stesse dell’intervento medico, caratterizzato da uno specifico setting e, a ben vedere, anche da specifici stimoli odorosi, come quelli di medicamenti e disinfettanti. Lo stesso camice bianco, come indicavo poc’anzi, è in grado di evocare sollecitazioni fobiche; inoltre, i medici sono preparati per restare emotivamente integri rispetto ai loro pazienti e alle loro storie anamnestiche e personali, e questo può essere percepito come una intollerabile distanza: in realtà, si tratta di un modo per non farsi travolgere da vissuti che potrebbero compromettere la riuscita degli stessi interventi. Infine, oltre alla spiacevolezza delle procedure dolorose che, alle volte, un medico deve proporre ai suoi pazienti, alcuni soggetti temono di situazioni di contaminazione e contagio alle quali si sentono vulnerabili recandosi nello studio medico.
Il trattamento della iatrofobia può rivelarsi particolarmente problematico a causa della natura stessa della paura. Nelle forme più severe, infatti, il paziente respinge qualunque intervento professionale, anche quello di uno psicologo psicoterapeuta. Risulta fondamentale, dunque, rivolgersi a uno specialista prima che i sintomi della persona raggiungano manifestazioni tanto gravi, affinchè si possa lavorare sui precocemente sui segnali fobici, promuovendo la consapevolezza del disturbo e, parallelamente, la compliance positiva alla terapia. Intervenire con una psicoterapia strategica combinata con l’ipnosi comporta tutta una serie di vantaggi, tanto per quanto riguarda la tempistica del trattamento, tanto per ciò che concerne l’eterogeneità delle manifestazioni del disturbo. Infatti, mediante l’induzione della trance ipnotica, è lo stesso paziente a fornire allo specialista le indicazioni sull’origine del disturbo, sulle sue prime manifestazioni e sul significato simbolico che il sintomo fobico riattualizza, gettando le basi per un approccio terapeutico fortemente individualizzato. Risulta in questo modo possibile esplorare il conflitto espresso attraverso l’ansia di evitamento del medico e degli ambienti sanitari, rielaborandone i termini e restituendo un senso alla sintomatologia presentata nell’ambito della storia di vita della persona. Il lavoro in ipnosi è particolarmente indicato anche per scardinare eventuali vantaggi secondari mantenuti dal disturbo fobico, riformulando le credenze limitanti, disfunzionali e patogene che ne sono alla base. Inoltre l’ipnosi si rivela efficace anche nei casi in cui il paziente percepisca la fobia parzialmente dissociata dalla sua volontà, come se a rispondere allo stimolo fobico fosse una parte slegata dalla sua consapevolezza ordinaria. Attraverso l’induzione della trance, infatti, il paziente ha l’occasione di andare a contattare la zona contaminata dall’ansia fobica, promuovendo l’integrazione con gli aspetti più maturi del Sé.

Riferimento bibliografico
Erickson M., Rossi E. (1982), Ipnoterapia, Edizioni Astrolabio

About
Dottoressa Maria Novella Grimaldi Da circa 20anni esperta di ipnosi strategica, ipnoterapia ericksoniana, ipnosi dinamica e regressiva. Laureata in Psicologia a indirizzo applicativo presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e specializzata in Approccio Breve e Strategico. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T. Mail: marianovellagrimaldi@gmail.com
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