IPNOSI E DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITA’

Il più delle volte la dissociazione rappresenta una modalità di funzionamento psichico deputata alla gestione immediata di un evento stressante o traumatico, tuttavia accade che le persone che si sono rifugiate in fenomeni dissociativi tendano a ricorrere a tale strategia anche per rispondere agli stress successivi che incontrano nel corso della loro vita. Come per ogni meccanismo di difesa, anche la reiterazione della dissociazione determina un disfunzionamento dell’individuo nella misura in cui impedisce al soggetto di sperimentare strategie di coping alternative e maggiormente adattive, rischiando in questo modo di costituire un rinforzo per un comportamento di passiva impotenza. Da un punto di vista di diffusione della psicopatologia dissociativa nella popolazione generale, la prevalenza è stimata in un range compreso tra il 5 e il 10%. Nonostante la funzione primaria dei fenomeni dissociativi si configuri come una risposta protettiva rispetto a uno stressor paralizzante, sappiamo che il ricorso alla dissociazione si pone come un significativo elemento di vulnerabilità e fattore di rischio per l’insorgenza di successive manifestazioni psicopatologiche. Infatti, può accadere che l’individuo che utilizza tale strategia di difesa possa trovarsi “scisso” in uno o più alter ego – con la funzione di riservare ad una personalità l’esperienza di emozioni di paura, impotenza, rabbia, dolore legate al trauma – mentre l’altra (o le altre) personalità resta scevra da tali di vissuti per essere deputata alla gestione della normale vita quotidiana. Tale modalità di funzionamento può sfociare nel disturbo dissociativo dell’identità a, che di regola ha esordio in seguito a abusi o gravi traumi, e che si caratterizza per la ripartizione dei vari aspetti e delle varie dimensioni dell’esperienza nei rispettivi distretti dell’Io, ciascuno con schemi cognitivi, affettivi e comportamentali propri, tanto da costituire vere proprie identità che, pur appartenendo allo stesso Sé, sono spesso inconsapevoli l’una dell’esistenza dell’altra. Il disturbo dissociativo dell’identità rappresenta il disturbo più significativo della categoria nosografica relativa ai disturbi dissociativi. Esso è caratterizzato dalla presenza di due o più distinte identità o stati di personalità che, in modo ricorrente, assumono il controllo del comportamento del soggetto, accompagnato da una incapacità di ricordare importanti notizie personali che è troppo estesa per essere spiegata come una normale tendenza a dimenticare. Secondo il DSM 5 si può porre diagnosi di disturbo dissociativo dell’identità se ricorrono i seguenti criteri:

 

1. disgregazione dell’identità, caratterizzata da due o più stati di personalità distinti, che in alcune culture può essere descritta come un’esperienza di possessione. La disgregazione dell’identità comprende una marcata discontinuità nel senso di sé e nella consapevolezza delle proprie azioni, accompagnata da correlate alterazioni dell’affettività, del comportamento, della coscienza, della memoria, della percezione, della cognitivista e o del funzionamento senso-motorio;
2. ricorrenti vuoti nella rievocazione degli eventi quotidiani, di importanti informazioni personali e/odi eventi traumatici non riconducibili a normale dimenticanza.
Inoltre, il DSM 5 richiede la compromissione del funzionamento della persona in importanti aree (ambito sociale, lavorativo, ecc.); la verifica che non si tratti dell’effetto di una normale pratica religiosa in seno a una specifica appartenenza comunitaria; precisa, infine, che i sintomi non debbano essere riferibili agli effetti dovuti all’assunzione di una sostanza.
Spiegel (1990) ha definito l’ipnosi come “una dissociazione controllata provocata in un setting strutturato”. Ipnosi e i gravi stati di dissociazione hanno in comune la caratteristica della completa adesione a certi aspetti dell’esperienza, mentre altri aspetti vengono esclusi dalla consapevolezza. A partire da tale prospettiva, e in virtù delle similarità che lo stato di trance ipnotica condivide con le esperienze dissociative, è possibile impiegare l’ipnosi tanto in fase diagnostica quanto in fase di trattamento. Anzi, il fase di diagnosi l’ipnosi rappresenta uno strumento elettivo perché nello stato di trance possono essere contattate le altre personalità o stati dell’Io del paziente, dai quali il soggetto si dissocia in stato di veglia e dei quali non ricorda nulla a causa dei deficit mnestici peculiari del disturbo. La terapia del disturbo dissociativo dell’identità richiede, nella maggioranza dei casi, l’invio per una consulenza psichiatrica per impostare un eventuale trattamento farmacologico che, tuttavia, aiuta nella gestione dei sintomi specifici ma non incide sul disturbo di per sé. L’obiettivo terapeutico che ci si pone nei confronti di questa categoria di pazienti è quello di integrare le funzioni del soggetto in modo da favorire lo sviluppo di una rappresentazione di sé, degli altri, e del mondo circostante il più possibile coerente e unitaria. Il trattamento mira, dunque, a facilitare un dialogo cooperativo tra le diverse personalità presentate dal paziente, oltre che essere orientato alla remissione dei sintomi. Come per la fase diagnostica, anche nella fase trattamentale l’ipnosi rappresenta uno strumento necessario per accedere alle diverse personalità e per favorire la comunicazione tra le stesse, ma anche per stabilizzarle e coordinarle rispetto all’obiettivo di una integrazione nel Sé del soggetto.

 

Riferimenti bibliografici
Ross, C.A., (1991) Epidemiology of multiple personality disorder and dissociation, Psychiatric Clin. North Am., 14
Spiegel D., (1990) Trauma, dissociation and hypnosis. In: Kluft, R.P. (a cura di) Incest-Related Syndromes of Adult Psycopathology
American Psychiatric Association (2014), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione (DSM-5), Raffaello Cortina editore

About
Dottoressa Maria Novella Grimaldi Da circa 20anni esperta di ipnosi strategica, ipnoterapia ericksoniana, ipnosi dinamica e regressiva. Laureata in Psicologia a indirizzo applicativo presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e specializzata in Approccio Breve e Strategico. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T. Mail: marianovellagrimaldi@gmail.com
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