IPNOSI E PAURA DEL DENTISTA

 In Quando usare l'ipnosi

La paura è un’emozione primaria governata da un impulso che ha come scopo ultimo la sopravvivenza dell’individuo, il quale sperimenta paura davanti a situazioni di pericolo. All’emozione di paura sovente si associano delle alterazioni dei parametri fisiologici, per esempio l’accelerazione del battito cardiaco. Può accadere, tuttavia, che le persone sperimentino paura anche quando non sono alle prese con una condizione di reale pericolo, ma si confrontano con situazioni apparentemente normali che sono vissute dai soggetti nel contesto di una sindrome ansiosa in grado di provocare un profondo disagio. In questi casi la paura perde la sua funzione di emozione primaria, cioè associata alla conservazione dell’integrità della persona, e diventa invece espressione di uno stato mentale disfunzionale. Appartiene a questa ultima casistica la paura del dentista, denominata “odontofobia“. Tale disturbo è stato ufficialmente riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e ciò testimonia quanto sia, in effetti, diffuso nella popolazione. L’odontofobia fa parte di quella categoria di disturbi fobici detti monofobie, ciò significa che il paziente sperimenta un’intensa emozione di paura nei confronti di eventi o oggetti specifici. In riferimento all’odontofobia, possiamo dire che l’oggetto della paura è costituito dal dentista, dal suo studio, e da tutti i suoi strumenti di lavoro (trapano, rumore degli attrezzi, odore dei disinfettanti, poltrona). Il paziente odontofobico, alla stregua di tutti i soggetti che soffrono di fobie specifiche, mette in atto tutta una serie di evitamenti tesi a sottrarsi al problema, finendo per eludere le cure mediche. In particolare, le strategie dell’odontofobico si realizzano al di fuori dello studio del dentista e consistono in:
annullare e rimandare continuamente gli appuntamenti concordati;
• pericolose procedure di automedicazione, anche attraverso l’assunzione di farmaci antibiotici;
evitamenti di tutte le situazioni e degli argomenti di discussione legati a temi che richiamino alla mente interventi di natura odontoiatrica.
Gli evitamenti messi in atto dal paziente contribuiscono da un lato all’evoluzione negativa del problema odontoiatrico presentato, dall’altro finiscono per rafforzare l’idea fobica alimentando la convinzione che per la persona sia realmente impossibile confrontarsi e fronteggiare l’oggetto della fobia. Il DSM V definisce una fobia specifica come “la paura intensa e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifici”. Per porre diagnosi, in tutte le fasce di età (anche al di sotto dei 18 anni), è necessaria una durata minima dei sintomi pari a sei mesi e, a differenza del passato, non è più indispensabile che il paziente sia consapevole della reazione fobica, riconoscendola come tale. Coerentemente con la lettura del DSM V, possiamo collocare l’odontofobia nell’ambito delle fobie specifiche Tipo sangue-iniezioni-ferite (la paura risulta provocata dalla vista del sangue o di una ferita o dal ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive. Questo sottotipo ha un’elevata familiarità ed è spesso caratterizzato da un’imponente risposta vasovagale).
Dal momento che l’odontofobia interferisce con il funzionamento del paziente in importanti aree, sia di natura psichica che legate allo stato di salute generale, si tratta senza dubbio di un disturbo sul quale è necessario intervenire con prontezza. Le procedure ipnotiche in ambito odontoiatrico rappresentano una risposta di comprovata efficacia, risultando peraltro indispensabili per chi presenta allergia ai farmaci impiegati per analgesie e anestesie. L’ipnosi può essere indotta attraverso una metodologia conversazionale, direttamente mentre si è sulla poltrona del dentista, oppure nello studio di psicoterapia prima di sottoporsi agli interventi odontoiatrici. Nel primo caso, lo psicoterapeuta o il dentista specializzato in ipnosi conducono il paziente a vivere una esperienza di trance leggera, ma sufficiente per consentire al medico di svolgere il lavoro. In tale contesto, il paziente è in grado di mantenere il dialogo con il dentista, il quale può rassicurare sulle fasi e le procedure del lavoro che sta svolgendo, oppure porre al paziente le domande talvolta necessarie. Quando, invece, l’ipnosi viene indotta fuori dallo studio medico e, più specificamente, sulla poltrona dello psicoterapeuta, possono essere utilizzate una varietà di tecniche in grado di disinnescare il riflesso della paura nel paziente. L’approccio dello psicoterapeuta dipende essenzialmente dalle caratteristiche della fobia e della persona che ne soffre. Tra la molteplicità di tecniche disponibili annoveriamo il rilassamento profondo, nel corso del quale possono essere date e suggestioni dirette o indirette, l‘immaginazione guidata, la desensibilizzazione e cioè l’esposizione graduale del paziente all’oggetto fobico, il rilassamento progressivo di Jacobson e l’apprendimento guidato del Training Autogeno. In particolare, le tecniche che richiedono pratica costante e allenamento anche fuori dallo studio del terapeuta, possono essere utilizzate quando la persona è molto motivata. Anche nel caso dell’odontofobia, l’ipnosi Ericksoniana rappresenta una metodologia estremamente efficace per consentire al paziente di accedere a una quantità insospettata di risorse interne che il terapeuta considera essere già presenti in lui. Attraverso questa via, è possibile procedere a suggestioni indirette nell’ambito di un contesto conversazionale. In tutti casi il ricorso all’ipnosi comporta una significativa riduzione dei costi per farmaci e anestetici, e delle conseguenze che gli stessi hanno sull’organismo in termini di effetti collaterali.

Riferimenti Bibliografici
Milton H. Erickson, La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, 1983.
Giorgio Nardone, Paul Watzlawick, Camillo Loriedo, Ipnosi e Terapie Ipnotiche, Ponte Alle Grazie

Dott.ssa Maria Novella Grimaldi
Dottoressa Maria Novella Grimaldi Da circa 20anni esperta di ipnosi strategica, ipnoterapia ericksoniana, ipnosi dinamica e regressiva. Laureata in Psicologia a indirizzo applicativo presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e specializzata in Approccio Breve e Strategico. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T. Mail: marianovellagrimaldi@gmail.com
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