IPNOSI E RESILIENZA

La forza interiore è la protezione più potente che hai. Non aver paura di assumerti la responsabilità della tua felicità.
(Dalai Lama)

Il termine “resilienza” in origine proveniva dalla metallurgia: indica, nella tecnologia metallurgica, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. La resilienza dà al metallo la proprietà di essere flessibile e di adattarsi alla lavorazione e, dunque, al cambiamento. Dalla metallurgia, questo termine passa a pieno titolo nelle scienze umane, e nella psicologia in particolare, per indicare la competenza alla flessibilità, all’adattamento delle persone. In effetti, potremmo agevolmente concludere che lo scopo ultimo di ogni lavoro psicoterapeutico ben impostato è quello di rendere il paziente più resiliente, affinchè possa affrontare le future sfide della vita in modo sano e indipendente. Ma questa è già la conclusione della riflessione; vale prima la pena approfondire il concetto di resilienza al fine di capire cosa è esattamente e in che modo una psicoterapia combinata con l’ipnosi può rappresentare una strada elettiva per l’acquisizione e il consolidamento di questa competenza raffinata.
La resilienza potremmo definirla come il risultato di un processo di crescita personale, un processo fatto di passi di consapevolezza attraverso cui la persona stabilisce con il proprio ambiente e con i propri contesti affettivi una condizione di equilibrio e di assenza di conflitto. Tale processo avviene tanto per mezzo di manovre di cambiamento delle circostanze esterne, con conseguente implemento per la persona della sua capacità di intervenire sulla realtà che lo circonda (ovviamente dove e fino a dove possibile), e manovre tese a modificare se stessi in vista di un’accettabile equilibrio, fino ad arrivare alla capacità di “assorbire l’urto senza rompersi”. Tale competenza consente alle persone di confrontarsi con stabilità con gli eventi della vita, perfino con gli episodi traumatici. Nel libro “Speranza e resilienza: cinque strategie psicoterapeutiche Milton H. Erickson” di Short Dan e Consuelo Casula, gli Autori mettono subito in evidenza come la speranza, virtù antica già conosciuta ai greci, e la resilienza, termine di impiego moderno che descrive un’altra antica virtù, la “fortezza”, sono state le principali passioni di Milton Erickson, ma anche le sue leve per il cambiamento in terapia dei pazienti. Per Erickson sono due strumenti indispensabili per ogni terapeuta che entra in risonanza con le sofferenze del paziente per restituirgli energie protettive e stimolarlo a continuare a vivere pienamente la sua esistenza. Dunque, la resilienza è proprio composta dalle “energie protettive”, o “fattori protettivi”, che determinano la capacità della persona di resistere agli stressor senza “spezzarsi”. E, a ben vedere, questo concetto è particolarmente importante anche in relazione agli eventi traumatici, più o meno seri, più o meno rari, ma sempre possibili nel sentiero di vita di noi tutti. Uno studio di Barone et al. dimostra che il trauma rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente a determinare i quadri psicopatologici dello spettro post-traumatico. Quindi, affinchè si inneschi il disturbo da stress post traumatico devono verificarsi ulteriori condizioni, soprattutto nel mondo interno della persona esposta al trauma. Secondo gli autori, infatti, la risposta di un soggetto a determinati eventi stressanti è il risultato di un’interazione dinamica tra fattori di rischio, vulnerabilità e fattori protettivi, tra i quali la resilienza gioca un ruolo particolarmente significativo.
Vale la pena approfondire il meccanismo che opera in ipnosi per ottimizzare i fattori protettivi del paziente e potenziarne le competenze di resilienza. Quando la persona, guidata dallo psicoterapeuta, abbandona in trance le tensioni nervose e lascia andare i pensieri e le preoccupazioni connesse con le contingenze del quotidiano, finalmente lascia lo spazio per l’emersione di contenuti nuovi alla coscienza. In una tale condizione, il paziente riesce a comprendere quali sono le credenze limitanti che ostacolano la sua evoluzione personale, riuscendo perfino a mettere a fuoco i confini del circolo vizioso che ostacola la sua crescita. L’ipnosi, allora, è uno strumento importante, tanto sul piano dell’efficacia quanto sul piano dell’efficienza, uscire dai copioni che ostacolano l’adattamento e la crescita personale del paziente.

Riferimenti bibliografici
Niolu C, Barone Y, Bianciardi E, Siracusano A. Resilienza e pathways di sviluppo psicopatologico: diverse tipologie di trauma. Nóos 2015;21(1):25-34
Short Dan e Consuelo Casula (2016), Speranza e resilienza: cinque strategie psicoterapeutiche di Milton H. Erickson, Franco Angeli

About
Dottoressa Maria Novella Grimaldi Da circa 20anni esperta di ipnosi strategica, ipnoterapia ericksoniana, ipnosi dinamica e regressiva. Laureata in Psicologia a indirizzo applicativo presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e specializzata in Approccio Breve e Strategico. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T. Mail: marianovellagrimaldi@gmail.com
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