Ipnosi per superare la stanchezza cronica

La sindrome da affaticamento cronico (Cronic Fatigue Syndrome: CFS) descrive un quadro sintomatologico piuttosto complesso mancanza o perdita delle forze, che non è spiegato da alcuna condizione medica. Tale disturbo comporta una significativa disregolazione a carico del sistema nervoso centrale (Tirelli et al., 1998) del funzionamento metabolico e del sistema immunitario, cui si associano anomalie cardiovascolari. Si tratta di un disturbo il cui inquadramento diagnostico è molto recente, Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ne ha aggiornato la scheda della malattia in data 3 luglio 2017, e per questa ragione i contorni della sindrome appaiono sfumati e le cause non risultano ancora del tutto note, si spazia da affezioni di natura virale a stress di ordine psicologico.

Nonostante la recente classificazione da parte del , Centers for Disease Control and Prevention (CDC), le malattie da affaticamento senza causa conosciuta furono descritte già nel XIX secolo e identificate con i termini “nevrastenia” o “neurastenia” (termine coniato nel 1869), ovvero debolezze fisiche di origine nervosa e psicosomatica. Il termine nevrastenia, in particolare, fu introdotto dal medico statunitense G. Beard nel 1884 allo scopo di designare un quadro clinico caratterizzato da stanchezza fisica e mentale, irritabilità, insonnia, cefalea e riduzione dell’attività sessuale. Lo stesso Freud delimitò il campo di questa sindrome facendola rientrare nel quadro delle nevrosi attuali, separandola però dalla nevrosi d’angoscia, e individuandone la causa in uno scarso funzionamento sessuale del paziente.

Ai giorni d’oggi identifichiamo la sindrome da stanchezza come un disturbo assai complesso, caratterizzato da un senso di fatica persistente, inspiegabile e che non può essere attenuato con il riposo. Chi soffre di questo disturbo vive un senso di prostrazione da cui non ottiene sollievo con il sonno oppure concedendosi periodi di ristoro e non è spiegabile dall’aver svolto attività fisiche particolarmente intense. La comunità scientifica ha dedicato un’attenzione particolare a questo disturbo e, tuttavia, esso non ha ancora trovato una collocazione specifica nell’ambito della medicina per la difficoltà di associare riscontri fisiologici precisi, contro pregiudizi culturali ancora molto diffusi, che determinano discriminazione e esitano in giudizi negativi ai danni del paziente, il quale può essere bollato come pigro proprio da coloro che, pur in buona fede, si “sforzano” di aiutarlo, ottenendo però il risultato di farlo sentire ancor più emarginato.

Potremmo dire, a scanso di equivoci, che oggi si concorda nel riconoscere la sindrome di affaticamento cronico in un quadro sintomatologico caratterizzato da un persistente e indefinibile senso di malessere e di stanchezza fisica e psichica, predominante al mattino, che impedisce sforzi muscolari e intellettuali anche minimi, comporta fragilità emotiva, ipersensibilità, insofferenza, tendenza all’ipocondria e alla sfiducia nei confronti delle relazioni. Il disturbo può essere trattato con terapie farmacologiche e, tuttavia, nel paziente motivato è opportuno procedere a un percorso psicoterapeutico, eventualmente coordinato con i farmaci.

In particolare, la psicoterapia strategica in combinazione con l’ipnosi ha dato in questo campo buoni risultati. I successi clinici dell’uso dell’ipnosi nel trattamento delle affezioni dolorose sono riconosciuti da tempo e, tra tutti, l’esempio del training RAT per la preparazione alla nascita appare come quello maggiormente emblematico. L’utilizzo dell’ipnosi per il trattamento del dolore risulta interessante soprattutto nel caso delle patologie ad andamento cronico, anche perché le farmacoterapie analgesiche in molti casi raccolgono fallimenti connessi all’assuefazione risultando nel tempo poco efficaci, senza considerare le conseguenze connesse a trattamenti prolungati che danno ipersensibilità e insorgenza di effetti collaterali. Da qui la necessità per la persona di essere guidata all’apprendimento di strategie efficaci per il controllo del dolore, soprattutto per quanto riguarda la componente soggettiva ed emotiva.

Di regola, con questa categoria di pazienti procedo per mezzo di induzioni ottenute attraverso la focalizzazione dell’attenzione ai processi interni e alle sensazioni corporee e viscerali, grazie alle quali risulta possibile l’approdo a uno stato di rilassamento muscolare e mentale che permette di accedere a uno stato di coscienza peculiare. Ed è in questa fase del processo ipnotico che la persona vive un senso di ampliamento delle possibilità, anche grazie alla stimolazione di immagini mentali, sensazioni corporee e all’impiego di metafore che costruisco specificamente sulla storia di vita e di malattia di ogni paziente. Le induzioni ipnotiche non hanno mai il solo scopo di portare sollievo da affaticamento e dolore, ma sono parte di un processo psicoterapeutico più ampio e globale.

Riferimento bibliografico
Tirelli, U., Chierichetti,F., Tavio, M., Simonelli, C.,Bianchin,G., Zanco,P., & Ferlin,G. (1998). Brain positron emission tomography (PET) in chronic fatigue syndrome: preliminary data. American Journal of Medicine, 105, 54S-58S.

About
Dottoressa Maria Novella Grimaldi Da circa 20anni esperta di ipnosi strategica, ipnoterapia ericksoniana, ipnosi dinamica e regressiva. Laureata in Psicologia a indirizzo applicativo presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e specializzata in Approccio Breve e Strategico. Da anni utilizzo quotidianamente questo approccio insieme all’ipnosi, durante il percorso terapeutico l’attenzione non viene posta sul passato ma sul presente e sul futuro. Questo tipo di intervento si avvale di tecniche specifiche tra cui ricordo il Training Autogeno, la desensibilizzazione sistematica, l’ipnosi etc. Oltre ad usare le tecniche di rilassamento e l’ipnosi in ambito clinico conduco presso l’Istituto per lo Studio Delle Psicoterapie corsi, riservati a medici e psicologi, per conduttori di Training Autogeno, Tecniche Ipnotiche e R.A.T. Mail: marianovellagrimaldi@gmail.com
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